Alopecia Maschile 2016-09-25T16:41:55+00:00

Alopecia Maschile

Alopecia Maschile affligge circa l’80% degli uomini ed è caratterizzata da una caduta dei Capelli , con uno schema ben preciso:

  1. I primi a cadere sono i Capelli sulle tempie.
  2. Nel tempo, la fronte diventa sempre più ampia, finché si viene a creare la caratteristica forma a “M”.
  3. I capelli diventano più radi anche sulla corona (la parte superiore del capo),
  4. Spesso il diradamento prosegue fino a trasformarsi in calvizie parziale o totale.

L’Alopecia Maschile o Alopecia Androgenetica è stata collegata a diverse altre patologie, come ad esempio alla cardiopatia coronarica e all’ingrossamento della prostata, una ghiandola grande circa quanto una noce situata sotto la vescica.

Anche il tumore della prostata, i disturbi dell’insulino-resistenza (come il diabete e l’obesità) e la pressione alta (ipertensione) sono stati collegati all’alopecia androgenetica.

A che età può svilupparsi l’alopecia androgenetica?

Nell’uomo molto presto: subito dopo la pubertà e la maturazione sessuale e non sono infrequenti casi già molto compromessi attorno ai 18-20 anni. Il fenomeno ha il suo picco tra i 20 e i 30 anni, progredisce fino ai 40-50 e poi rallenta o si ferma.

In quali zone si presenta l’alopecia androgenetica

Nei maschi i primi segni si presentano nei cosiddetti golfi o anse frontali (impropriamente definite stempiature) per poi colpire anche la zona apicale della testa. In seguito il fenomeno si trasferisce anche nell’area centrale “collegando” fronte e nuca.

Come si presenta l’alopecia androgenetica?

Di solito NON si presenta con un considerevole aumento del numero dei capelli che cadono e, anzi, molti soggetti diventano calvi perdendo pochissimi capelli al giorno.

Il primo segno dell’avvento di una calvizie è l’assottigliamento progressivo dello stelo, inizialmente non apprezzabile ad occhio nudo, poi sempre pi palese.

Altri sintomi sono una maggiore probabilità da parte degli steli di spezzarsi, un aspetto meno brillante della chioma ed una pi difficile pettinabilità e tenuta della piega.

Sono sintomi poco evidenti e, poichè non provocano variazioni consistenti dell’aspetto, molti sono portati a sottovalutarli, cullandosi nella speranza che prima o poi tutto tornerà come prima.

Si tratta di un grave errore, perché l’efficacia delle cure è strettamente legata alla tempestività di intervento: laddove c’erano capelli perduti molti anni prima, infatti, ci sono matrici che è difficile o impossibile recuperare.

Tutti i soggetti che presentano casi di ascendenti affetti da alopecia androgenetica (non solo padre e madre, ma anche zii paterni e materni e nonni) dovrebbero far valutare il proprio caso con un check-up che comprenda almeno il tricogramma intorno ai 18-20 anni anche se ancora non si sono evidenziati particolari problemi.

Il nonno è calvo, lo zio no, il papà in parte … e io? La predisposizione è una condanna?

Non sempre chi ha il padre calvo è destinato ad identico destino in quanto non siamo suoi cloni ma cocktail di patrimoni genetici.

Se però qualcuno degli ascendenti (genitori o nonni) ha “trasmesso” il gene dell’alopecia il destino è (quasi) ineluttabile. Quel “quasi” fra parentesi è dovuto al fatto che ogni persona possiede due esemplari dello stesso gene, provenienti uno dal padre e l’altro dalla madre. La combinazione che si realizza è spesso imprevedibile come è ampiamente dimostrato dall’alto numero di figli calvi con padri con chioma folta e viceversa.

Naturalmente se la predisposizione inizia a manifestarsi c’è un unico modo per impedire che la calvizie si manifesti: una cura iniziata ai primissimi sintomi del fenomeno.

E’ opinione diffusa che una malattia ereditaria non si possa curare, ma la medicina, per nostra fortuna, è in grado di curare malattie geneticamente trasmesse di gravità ben peggiore della calvizie.

Alcuni esempi? L’emofilia A, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa essenziale, l’ulcera gastrica e il diabete mellito che possono essere tenute sotto controllo con terapie specifiche che consentono a chi ne soffre di vivere bene.

Un’alopecia androgenetica curata adeguatamente può essere inibita con la conseguente sensibile riduzione delle possibilità di diventare calvi.

Perchè in alcune zone si perdono i capelli ed in altre no?

Nel maschio la calvizie androgenetica risparmia le zone laterali e posteriori del capo, mentre nelle donne il fenomeno può interessare tutto il cuoio capelluto pur senza giungere mai ad una completa scomparsa dei capelli.

La ragione non va ricercata nella diversa costituzione della pelle, ma nella particolare recettorialità dei singoli follicoli piliferi.

In alcuni di questi, geneticamente predisposti, scatta un meccanismo che innesca il processo alopecico, in altri no.

La prova pratica ci viene dall’autotrapianto: i follicoli piliferi geneticamente NON predisposti che vengono trasferiti nelle aree in cui sono (o erano) presenti capelli “malati” continuano a vivere per tutta la vita, dimostrando una volta di pi che non si trova nella cute la causa della morte del capello, ma all’interno del suo follicolo.

Gli uomini calvi sono più virili?

Molti ritengono che sia la quantità di testosterone totale prodotto la causa della calvizie e questa errata convinzione ha generato una serie di credenze fra cui quella che attribuisce ai calvi un maggior vigore sessuale.

Si tratta di un falso perché è solo il deidrotestosterone (DHT) presente in ogni singolo follicolo e non la quantità di testosterone totale a innescare il processo alopecico.

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